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Fahrenheit
9/11
Michael
Moore esamina cosa è successo agli Stati Uniti dopo l'11
Settembre. Inoltre descrive i rapporti tra Bush e Bin Laden e come
siano diventati nemici mortali.
Che l'attuale Presidente degli Stati Uniti, George.W. Bush, avesse
vinto le ultime elezioni presidenziali in maniera non proprio
limpidissima, lo sapevamo.
Ma non sapevamo che molte migliaia di elettori - in gran parte
afro-americani - fossero stati privati, in Florida, del loro
diritto di voto.
Che
Bush e la sua famiglia avesse rapporti di affari con la famiglia
Bin Laden, era noto. Ma che gestissero congiuntamente società di
costruzioni di armi, lo ignoravamo.
Che
il Presidente degli Stati Uniti - e la sua amministrazione -
avessero sottovalutato il pericolo di un attacco terrorista alla
vigilia dell'11 settembre era risaputo. Ma che addirittura
avessero ignorato un eloquente rapporto dell'Fbi che parlava di un
imminente attacco su larga scala sul territorio americano, è una
sorpresa.
Che
Bush avesse tratto giovamento dall'attacco alle torri gemelle
instaurando un clima di paura e terrore tra gli americani era
sotto gli occhi di tutti. Ma del fatto che poi decurtasse del 40%
i fondi per la sicurezza nazionale e che facesse sorvegliare la
costa dell'Oregon (150 km!) da un solo poliziotto, francamente
eravamo all'oscuro.
Questo
è uno dei pregi del cinema di Michael Moore: andare al di là
della superficie dei fatti, approfondendo l'analisi del suo
ragionamento fino al dettaglio - apparentemente più
insignificante - capace, però, di incastonarsi con precisione
svizzera, come la rotellina più minuscola di un oliato
meccanismo.


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