|
The
corporation
|

Il film
documentario analizza in modo critico e al tempo stesso divertente
la vera natura delle multinazionali, il loro impatto sul nostro
pianeta, e come le popolazioni stiano reagendo.
“The
Corporation” si apre con l'inevitabile George Bush
impegnato nel discorso più imbarazzante della sua presidenza,
quello che dovette tenere alla nazione dopo lo scandalo Enron,
dov'era coinvolta mezza Amministrazione. Lo slogan dì Bush fu il
solito, ipocrita: «Poche mele marce in un sistema sano». E’ la
versione ufficiale e la ripetono tutti, mezzibusti dei
telegiornali e illustri ospiti, intellettuali ed economisti,
mentre un satirico contrappunto replica l'immagine di una macchina
che seleziona le mele ed espelle le cattive. In realtà negli anni
della grande speculazione era accaduto esattamente il contrario.
Un'invisibile macchina aveva selezionato ed espulso dal mucchio le
poche mele buone, i rari e coraggiosi manager, economisti,
giornalisti che avevano visto e denunciato i rischi della new
economy.

|
|

Titolo originale:
The corporation
Nazione:
Canada
Anno: 2003
Genere: Documentario
Durata: 2h 25'
Regia:
Jennifer Abbott, Mark Achbar
Cast:
Produzione:
Alliance Atlantis Communications, Dog Eat Dog Films, Salter Street
Films International, United Broadcasting Inc.
Distribuzione:
Fandango
|
|
Nato da un
libro inchiesta di Joel ßakan, professore di diritto alla British
Columbia, che è anche coregista con Mark Achbar e Jennifer Abbot,
il film, prodotto in Canada, è stato premiato dal pubblico del
Sundance festival, ma boicottato negli Stati Uniti.
Sullo schermo
sfilano alcune delle icone del movimento no global, da Noam
Chomsky a Michael Moore, da Jeremy Rifkin a Vandana Shiva, alla
Klein.
Eppure “The Corporation” non è un manifesto
politico.
Rispetto al
lavoro di Moore - che viene anche intervistato - questo film ha
un'anima decisamente più no-global.
Altrettanto
se non più illuminanti delle interviste ai critici delle
multinazionali sono le paradossali «confessioni, di manager e
dirigenti, guru finanziari, spie industriali e pubblicitari. Più
efficace di un comizio è, per esempio, la convinta e sorridente
autodifesa di una dirigente dei marketing per l'infanzia:
«Manipolare i bambini è immorale? Molti me lo chiedono e a volte
me lo chiedo anch'io. Ma questo è il mio lavoro». Un'aura di
rispettabile, perfino accattivante schizofrenia circonda tutte le
testimonianze dei manager. E difficile immaginare queste brave
persone, colte e compassionevoli, alle prese con brutali
speculazioni sulla pelle di bambini cinesi o indiani. Eppure è
quanto gli autori documentano senza possibilità di dubbio. “The
Corporation” contiene alcune storie che varrebbero ciascuna un
film. |