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Regia: Alina Marazzi
Cast:
Liseli Marazzi Hoepli
Nazionalità: Italia/Svizzera
Anno: 2002
Durata: 60 minuti
Festival di Locarno 2002 - Menzione Speciale della Giuria

Il film conduce lo spettatore nel delicato e toccante
terreno della memoria, attraverso la lettura dei diari, delle
lettere e delle cartelle cliniche delle case di cura in cui Liseli
Marazzi Hoepli trascorse lunghi periodi, prima di morire suicida,
quando la figlia aveva solo 7 anni. Attraverso questi testi e le
immagini dei filmati girati dal nonno sin dal 1926, Alina Marazzi
scopre sua madre.
Note K:
Rassegna "Donne con la macchina da presa"
II edizione - Marzo 2006
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ALINA MARAZZI
(nella foto)
Nata a Milano, realizza documentari per la televisione da quasi
quindici anni. Fin dal suo primo film, “L’America me l’immaginavo”
(1991), si è sempre occupata di tematiche a carattere sociale.
Conduce anche esperienze diverse e complementari al suo percorso
artistico, come la collaborazione a progetti cinematografici
realizzati nella prigione di San Vittore a Milano.
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La regista Alina Marazzi
parla del suo film e di sua madre
Mia madre è nata nel 1938 ed è morta nel 1972, quando io avevo 7
anni. Non ho molti ricordi di lei, ma ho sempre saputo che in un
armadio in casa dei miei nonni era rinchiusa tutta la memoria
visiva della nostra famiglia. In questo armadio sono conservate
delle scatole di vecchie pellicole, filmati girati dal padre di
mia madre tra il 1926 e gli anni ’80, con una cinepresa amatoriale
16 mm.
E' solo qualche anno fa che ho avuto il coraggio di cominciare a
guardare questi filmati, con grande curiosità ed emozione,
soprattutto quelli segnati con una “L”, l'iniziale del nome di mia
madre: Liseli.
Come per una magia, in un attimo, quella misteriosa e sconosciuta
persona proiettata sullo schermo davanti a me era come se fosse
viva. In un secondo ero catapultata nel passato, all’epoca in cui
viveva una madre conosciuta poco e molto dimenticata.
Il film inizia con la registrazione sonora di un disco 45 giri con
la vera voce di mia madre che mi parla; il resto del racconto
intreccia la lettura di lettere e diari di mia madre e delle
cartelle cliniche delle case di cura in cui mia madre ha trascorso
lunghi periodi. Attraverso questi testi è possibile ricostruire
per intero la sua vita , nei suoi vari periodi: l’adolescenza,
l’amore, i figli, la malattia, il disagio esistenziale.
Il film è la ricostruzione della mia personale ricerca del volto
di mia madre, attraverso il montaggio dei filmati girati da mio
nonno. Un tentativo di ridarle vita anche solo sullo schermo, un
modo per celebrarla ricordandola. Per quasi tutta la mia vita il
nome di mia madre è stato ignorato, evitato, nascosto. Il suo
volto anche. Ho la fortuna invece di poterla vedere muoversi,
ridere, correre…. Perfino vederla nel suo primo giorno di vita! E
poi vederla crescere, imparare a camminare, sposarsi, portarmi a
fare un giro in barca!
Raccontare la storia di mia madre attraverso questi vecchi filmati
è stato per me ridare dignità al ricordo della persona che mi ha
messo al mondo. E' un regalo che voglio fare a me, a lei, a tutti
i figli e a tutti i genitori.
Con questo lavoro vorrei anche trasmettere il fortissimo
sentimento di nostalgia che ho provato nel guardare queste
immagini per la prima volta. Non solo nostalgia per una mamma che
non c'è e non c'è mai stata, ma anche nostalgia per tutto quello
che è stato e che non tornerà, per quello da cui veniamo e al
quale ci sentiamo più o meno consapevolmente legati. La nostalgia
come sentimento necessario per il superamento di una perdita. La
nostalgia come condizione essenziale per vivere. Nel film ho
voluto evocare queste atmosfere e sentimenti che, credo, toccano
ognuno di noi.
Testo tratto dal sito del film
http://www.unorasola.it
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