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Regia: Brigitte Rouan
Cast:
Carole Bouquet
Nazionalità: Francia
Anno: 2005
Durata: 95 minuti
Festival di Cannes 2004, Quinzaine
des Realisateurs

Chantal Letellier è quel che si dice "una donna
ammirevole": avvocato progressista, s'impegna con tutta se stessa
a difendere i deboli e vince spesso. Nella vita privata invece
abbondano le sconfitte. Quando ottiene il permesso di lavoro per
un giovane architetto colombiano, decide di affidargli dei piccoli
lavori di ristrutturazione della sua casa. L’intervento di una
squadra di “lavoratori in nero polivalenti”, connazionali
dell’architetto, metteranno a repentaglio la salute di Chantal
insieme all’esistenza stessa della sua casa-dolce-casa…
Note K:
Rassegna "Donne con la macchina da presa"
II edizione - Marzo 2006
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Si sa quando si
comincia…Il brillante avvocato Chantal, imbattibile sul lavoro di
difesa dei sans papiers ma piuttosto carente sul piano privato,
affida a un architetto colombiano, immigrato illegale a cui ha
fatto ottenere il permesso di residenza in Francia, e a una
squadra di operai in nero la ristrutturazione della propria
abitazione. I lavori diventano però un autentico tormentone che le
sconvolge la vita ben ordinata. Sono i rischi inaspettati della
correttezza politica e del progressismo liberal, che Brigitte
Rouan indaga con ironia e una certa cattiveria verso la classe
borghese cui appartiene. Il vero protagonista del film è peraltro
l'appartamento di Chantal, che all'inizio è un ambiente
classicheggiante, a metà strada tra stile Haussmann e Settecento,
e alla fine appare trasformato in una abitazione latinoamericana
colorita e caotica: naturalmente, questa trasformazione è una
metafora del parallelo cambiamento che avviene nella vita stessa
di Chantal. C'è un notevole piacere visivo che deriva dalla
progressiva distruzione e ricostruzione dell'appartamento, proprio
come avveniva in una vecchia commedia con Cary Grant, "La casa dei
nostri sogni". La squadra di operai è un vero campionario di
multiculturalismo: su sette, quattro sono colombiani, uno arabo,
uno nero e uno italiano. Questo fatto conferisce alla commedia un
sapore speziato assai gradevole, e giustifica ulteriormente il
cambiamento di Chantal. La protagonista si muove in uno spazio -
cantiere dove sette uomini si cambiano d'abito senza problemi: ciò
dà al film, e alla protagonista, un senso di intimità di corpi
vissuto come liberatorio. In un film senza una vera storia d'amore
(Chantal è separata dal marito e vive con i due figli adolescenti,
ha solo una relazione fugace con un cliente), la sensualità e le
emozioni finiscono per imporsi e dettar legge. La relazione tra
uomo e donna viene adombrata dagli incontri, dalle confidenze, dal
cibo condiviso, dai numeri di musica e di danza che Chantal esegue
nelle sequenze di sogno, sorta di novella Cyd Charisse. Sul piano
tematico, nel film avviene uno scambio alla pari: Chantal offre
agli operai l'occasione di stabilirsi in Francia, e loro la
aiutano a porre le cose nella giusta prospettiva, offrendole un
nuovo senso di pace e una casa calda e accogliente dove finalmente
potrà entrare l'amore. Da donna professionista indipendente e
gelida, preoccupata solo del proprio lavoro, Chantal si avvia
finalmente a diventare un essere umano. Parte del divertimento
deriva anche da Carole Bouquet che subisce continui attentati alla
sua acconciatura e alla sua dignità, coinvolta in varie gags
assortite, come quando finisce dentro il cemento fino alle
caviglie. L'altro tema forte del film è quello dell'esilio, che la
Rouan aveva già affrontato nel suo lungometraggio d'esordio, "Outremer".
Il film manifesta una esplicita volontà di apertura verso l'Altro,
e riesce davvero a comunicare la precisa sensazione che la vita
sia più ricca grazie all'incontro con le diverse razze del
pianeta.
di Alberto Morsiani – http://www.cineweb-er.com/ficeweb
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