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Nazione: USA
Anno: 2005
Regia: Robert Rodriguez, Frank Miller
Cast: Bruce Willis, Jessica Alba, Clive Owen, Mickey Rourke
Brittany Murphy, Rosario Dawson, Elija Wood, Nick Stahl
Benicio Del Toro, Devon Aoki, Carla Cugino, Michael Madsen

L’universo noir e ultra-violento del
fumetto d’autore “Sin City” di Frank Miller diventa un film dal
bianco e nero strepitoso e un cast di “bulli e pupe” da antologia.
Quentin Tarantino, mentore del regista texano Robert Rodriguez,
partecipa non come attore ospite, ma firmando la regia di una
sequenza del film, specificatamente il dialogo tra Clive Owen e il
"morto parlante" Benicio Del Toro.
Note K:
Rassegna "Città da
incubo"
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Recensione
tratta dal sito "www.spietati.it"
Tre storie
intrecciate con uno sfondo in comune: La città del peccato. Un
poliziotto dal cuore tenero arrivato alla pensione ma con
un’ultima missione da compiere, un criminale brutto e cattivo che
deve vendicare la morte dell’unica donna che lo abbia amato, e
infine un gruppo di prostitute armate fino ai denti che lottano
per sopravvivere alla mafia. Robert Rodriguez trae un nuovo
adattamento dai comics da un fortunatissimo fumetto d’autore (Frank
Miller è la mente che sta dietro anche a “The return of the Dark
Night”: la fonte di Tim Burton per il suo “Batman”).
Rispetto alla moda
delle trasposizioni da fumetti di questi ultimi dieci anni (“Blade”,
“Daredevil”, “Hulk”) “Sin City” si colloca nella fascia alta del
filone, ovvero quella in cui lo strapotere spettacolare dei nuovi
effetti speciali digitali è dominato dallo stile degli autori (Tim
Burton, Sam Raimi, Bryan Singer).
Sin City è un film espressionista e sperimentale allo stesso
tempo. Se il tono narrativo è quello dei film noir anni’40 (nati
dalla rielaborazione dell’esperienza espressionista tedesca),
l’aspetto formale guarda decisamente al futuro del mezzo
cinematografico. Di fronte ad un’opera come quella di Frank Miller,
dal successo enorme e dallo stile inconfondibile, Rodriguez ha
deciso di mettersi da parte e lasciare emergere dalle immagini il
vero volto e il vero spirito dei fumetti di Miller. Dalla scelta
di una regia concentrata sulla messa in scena, deriva la rinuncia
da parte di Rodriguez dei suoi tipici movimenti di macchina.
Abolite le panoramiche mozzafiato la regia si limita al taglio
dell’inquadratura e al montaggio. La costruzione paratattica delle
sequenze mette in risalto la perfezione della fotografia in bianco
e nero, fortemente contrastata, e l’uso espressionista della luce
che diventa la vera forza significante e narrativa della vicenda.
Se le zone d’ombra dominano figurativamente e simbolicamente
l’intero impianto visivo, la luce e soprattutto il bianco
scintillante isolano e caricano i dettagli trasformandoli in
agenti narrativi e archetipi culturali (le cicatrici dell’eroismo,
lo sguardo inafferrabile della follia, il volto itterico del
male). I temi dominanti del film sono l’amore e la morte. La morte
come figura ciclica e meta finale di ogni esperienza umana, e
l’amore come momento forte e unico motore di ogni percorso
individuale. Per queste caratteristiche il film partecipa senza
dubbio al genere noir, con il quale condivide la morale pessimista
e cinica dei protagonisti e il dualismo sentimento/fatalità dei
personaggi femminili.
Se lo stile è
espressionista e l’iconografia rimanda al revival del noir anni
2000 (“Dark City”, “Sky Captain”), la tecnica con cui è stato
realizzato Sin City colloca l’opera nell’ambito del cinema
sperimentale. La mente e la mano del regista texano emergono
chiaramente a livello delle scelte produttive e realizzative.
Rodriguez che gira e monta tutto il materiale da solo, ha ripreso
gli attori su schermo verde, e successivamente ha tolto i colori e
aggiunto in fase di post-produzione i fondali digitali. Questo gli
ha permesso una libertà creativa senza la quale sarebbe stato
impossibile trasporre sullo schermo le storie di Miller, ma gli ha
anche consentito di poter lavorare con un budget relativamente
ridotto e garantirsi comunque un ritorno di utili più che
considerevoli (70 milioni di dollari in tre settimane di
programmazione negli Stati Uniti). Rodriguez non pretende certo di
riscrivere un’opera a fumetti ed è consapevole di aver ridotto al
minimo lo scarto linguistico tra i due media. Tutto ciò da una
parte gli permette di coinvolgere nell’opera lo stesso Frank
Miller che per anni ha negato i diritti della propria opera ai
Tycoons hollywoodiani, e dall’altra di concentrarsi sull’aspetto
produttivo e tecnico, riuscendo in questo ambito a firmare una
vera e propria rivoluzione. Per una volta gli effetti digitali
vengono piegati alle esigenze narrative oltre che figurative,
attestandosi non solo ai vertici espressivi del cinema fantastico
e d’azione, ma dimostrando anche che con grande creatività si può
comunque realizzare un film da super incassi e contemporaneamente
sperimentare nuove soluzioni dal punto di vista
tecnico-linguistico.
Quentin Tarantino
ha diretto una sequenza dell’episodio delle prostitute guerriere
per la cifra simbolica di un dollaro, ricambiando il favore di
Rodriguez per “Kill Bill”.
Massimiliano
Troni
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