Orlando

Regia: Sally Potter
Cast:
Tilda Swinton
Nazionalità: Gran Bretagna/Russia/Italia
Anno: 1992
Durata: 90 minuti
David di Donatello 1993 - Migliore Attrice Straniera a Tilda Swinton
 


Tratto dal romanzo di Virginia Woolf, il film è la storia di un viaggio nel tempo in cui si narra di un individuo vissuto per 400 anni. Il protagonista, Orlando, é prima un nobiluomo alla corte di Elisabetta I, poi una donna oppressa da rigidi bustini e convenzioni sociali misogine nei salotti della Londra settecentesca e in epoca vittoriana. Infine, nel ventesimo secolo, da madre felice, sceglierà la libertà e la solitudine. Un’attrice a dir poco magnetica per un’opera surreale che si richiama al cinema di Peter Greenaway.



Note K:

Rassegna "Donne con la macchina da presa"
II edizione - Marzo 2006


 







 


 


 

SALLY POTTER (nella foto)

Regista sia per il cinema che per il teatro, è proprio con “Orlando” che Sally Potter acquisisce fama internazionale. In molte sue opere fa tesoro delle sue origini di ballerina, coreografa e musicista di sax. Se in “Lezioni di tango” (1997) interpreta la ballerina protagonista, in “Orlando” firma anche la colonna sonora. 



 


Recensione film:

Ci sono fedeltà più profonde di quella letterale, corrispondenze raggiungibili solo per via rabdomantica, vie traverse che aggirano un' opera per poi puntarne direttamente al cuore. E' di questo tipo il filo che lega l' "Orlando" di Sally Potter a quello di Virginia Woolf : una fedeltà radicale e al tempo stesso obliqua, che mentre restituisce al libro il suo segno di "divertissement" sull' identità e sui sessi ne traduce la vena parodica e metaletteraria in un irriverente citazionismo visivo. Nato dall'amore per Vita Sackville-West, «Orlando» spicca nella vita della Woolf come una parentesi di felicità, facilità e leggerezza. Ma alla biografia fantastica dell'aristocratico elisabettiano che attraversa quattro secoli senza invecchiare un giorno, semplicemente cambiando sesso, si intrecciano anche una minuziosa carrellata sulla storia letteraria inglese, mimata in ogni sua fase grazie a uno stupefacente "tour de force" stilistico, e una riflessione sui temi ossessivi della scrittrice, dal problema del tempo alla natura androgina dell'arte. Troppo per un solo film. E saggiamente Sally Potter semplifica, sorvola sui labirinti filosofici dell' identità per giocare con quelli esteriori ma cinematograficamente più efficaci dell'ambiguità, e di quella sua sottospecie che é il travestitismo, dove nessuno é fedele agli abiti che porta: non la protagonista Tilda Swinton, non Elisabetta I, trasformata in un mascherone sfatto a cui presta i propri tratti il travestito inglese Quentin Crisp, neppure la bellissima russa amata da Orlando durante il grande gelo di Londra, che ricompare due secoli dopo nei panni di un giovane rivoluzionario ancora pieno di languori femminei. Cosí, non stupisce che la morale conclusiva sulla necessità del distacco dal passato e sulla raggiunta pienezza dell' io suoni come una zeppa inserita in extremis per «umanizzare» un film sontuoso ma astratto, che rimanda incessantemente - e deve gran parte del suo fascino - a molti altri film, oltre che a quattrocento anni di letteratura e pittura europee. E che esibisce un elenco interminabile di riferimenti colti, passati al setaccio di una salutare ironia: il Greenaway prima maniera e lo sperimentalismo narrativo di Sterne, Annie Lennox e il "conte philosophique", Derek Jarman e l'ubriacatura esotica che avvolse l'Europa del XVIII secolo in un inverosimile tripudio di sultani, odalische e sfumature pastello. Ma più di tutto, a dare vita e senso a un film che senza di lei non sarebbe immaginabile, contano la presenza di Tilda Swinton, la sua bellezza impassibile, remota come un ritratto di Cranach o un replicante di Ridley Scott, la sua capacità di lasciare il ricordo di un' interpretazione memorabile senza quasi cambiare espressione, affidando solo agli occhi o a un movimento delle sopracciglia tutta la divertita indifferenza dell' individuo compiuto, uomo e donna insieme, di fronte alle convenzioni (e alle convulsioni) della Storia.

 

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