Il resto di niente

Regia: Antonietta De Lillo
Cast:
Maria De Medeiros
Nazionalità: Italia
Anno: 2004
Durata: 100 minuti
Festival di Venezia 2004
Premio Fice 2004 - Miglior film d'essai italiano
David di Donatello 2005 - Miglior costumista a Daniela Ciancio
 


“Il resto di niente” è tratto dal romanzo di Enzo Striano. Al centro la figura storica della nobile portoghese Eleonora Pimentel Fonseca. Intorno a lei si snodano le vicende della Rivoluzione Napoletana del 1799, viste attraverso lo sguardo di Eleonora, una donna apparentemente fragile, ma che ha dentro una grande forza. Eleonora non è l’eroina in cerca di avventura, non ha scelto la rivoluzione, ma ci si è trovata dentro, vivendola con coerenza e con rigore.



Note K:

Rassegna "Donne con la macchina da presa"
II edizione - Marzo 2006


 













 




ANTONIETTA DE LILLO (nella foto, a destra)

Napoletana di nascita, una laurea al D.A.M.S. di Bologna, debutta nel lungometraggio nel 1985 con “Una casa in bilico”, Nastro d’Argento quale migliore opera prima. Tra le realizzazioni seguenti, ricordiamo la partecipazione al film collettivo “I vesuviani” (1997). Per “Il resto di niente”, alla prestigiosa passerella veneziana fa seguito il premio come miglior regista, ritirato a Ravenna, in occasione degli Incontri del Cinema d’Essai 2004. Per le sue più che giustificate rimostranze nei confronti della pessima distribuzione del film operata dall’Istituto Luce, la De Lillo è stata citata per diffamazione.   

 

 


INTERVISTA ESCLUSIVA del Cineclub Kamikazen
alla regista Antonietta De Lillo
(effettuata lunedì 20 marzo 2006)


Venerdì 24 marzo, nell’ambito della rassegna organizzata dal Cineclub Kamikazen “Donne con la macchina da presa”, dedicata al cinema delle registe, il pubblico della “Sala d’Essai” Gulliver di Alfonsine avrà l’opportunità di confrontarsi con la regista Antonietta De Lillo, che accompagnerà la sua opera “Il resto di niente”. Il film, tratto dal romanzo storico di Enzo Striano, autentico bestseller, racconta le brevi ma intense vicende della Rivoluzione Napoletana del 1799 attraverso lo sguardo di Eleonora Pimentel Fonseca, nobile portoghese che ha lottato per un mondo migliore e più giusto pagando con la morte.

Si tratta di un film importante, di forte impatto emotivo, un esempio di come il cinema italiano sia in grado di produrre opere di qualità al di fuori dei soliti schemi (la commedia…).
Purtroppo, è diventato anche un caso paradigmatico di uno stato delle cose in cui il talento è spesso abbandonato a sé stesso e al linguaggio del confronto viene preferito quello dei tribunali. “Il resto di niente”, infatti, nonostante le ottime accoglienze registrate al Festival di Venezia 2004, nonostante una lunga serie di riconoscimenti ufficiali, è stato penalizzato da una distribuzione distratta e insufficiente che ha finito per relegarlo nella categoria dei “belli e invisibili”.
E, dulcis in fundo, nel momento in cui la regista ha manifestato pubblicamente, peraltro in maniera più che civile ed educata, il proprio sacrosanto risentimento, ha ricevuto come pronta risposta una citazione per diffamazione con 250.000 euro di risarcimento (la causa è ancora in corso).

Abbiamo chiesto ad Antonietta De Lillo di parlarci de “Il resto di niente”.
Perché hai deciso di comprare i diritti del romanzo di Striano?
“Quello della Rivoluzione Napoletana del 1799 è un episodio non particolarmente significativo a livello storico. Ad essere veramente rilevante, però, è lo spirito che ha animato questo piccolo gruppo di aristocratici, persone ricche a cui non mancava nulla, che decidono, sull’onda delle notizie giunte dalla Francia, di lottare per l’utopia di un mondo più giusto, più felice. E’ ai loro sentimenti, e alla loro innocenza, che ho rivolto la mia attenzione, pensando anche al mondo di oggi.”
Parlaci della protagonista della vicenda, Eleonora Pimentel Fonseca.
“Eleonora è la figura centrale del mio film. Non mi interessava descrivere la Storia con la “S” maiuscola, attraverso un racconto cronologico dei fatti. E’ il tempo emotivo che ho cercato di mettere in scena, comunicando le emozioni e la tensione morale della protagonista. Il film d'altronde si può considerare come il diario di una condannata a morte che ripensa, negli ultimi istanti di vita, alla propria parabola esistenziale.”
Il tuo è un film in costume molto curato nella ricostruzione d’epoca che però rifugge ogni manierismo stilistico.
“Senza dubbio. Il film ha un linguaggio che si potrebbe definire sperimentale, lontano dai prodotti televisivi predominanti che si limitano, in maniera didascalica, a descrivere la superficialità delle cose. Per me il cinema è emozione, mettere in scena lo spirito, ciò che non si vede, ma si sente.”
“Il resto di niente” non sfigurava affatto nella lista dei film italiani in corsa per l’Oscar 2006: come mai hai deciso, sorprendendo un po’ tutti, di ritirare la candidatura del film?
“Questa mia scelta è stata determinata proprio dalla verifica sul campo che un film non può competere in alcun tipo di gara senza supporti produttivi, distributivi e di comunicazione: senza questi elementi nessuna opera materialmente può avere alcuna chance di confronto e la mia scelta intendeva evidenziare questo stato di ingiustificato abbandono.”
Progetti per il futuro?

“L’esperienza personale legata alle vicende del film mi ha fatto capire che ci sono molte persone che hanno perso il senso della realtà.
Sono convinta che non si può sempre andare avanti a testa bassa. A volte è indispensabile sapersi fermare, per riflettere sulle cose. Per non rischiare di perdere sé stessi.
Quindi per ora niente progetti, e comunque il percorso de “Il resto di niente” non è affatto  concluso, il mio film ha un lungo respiro, una lunga resistenza…”



L'articolo è pubblicato dal settimanale "Sabato sera - Bassa Romagna", nel numero di venerdì 24 marzo 2006


 

 

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