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Rainer Werner Fassbinder |
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Biografia Il 31 maggio 1946 nasce a Bad Worishofen Rainer
Werner Fassbinder. “Come immagina la sua vecchiaia?” chiedeva un
questionario compilato da una classe di studenti nel 1979-80. La risposta
di Fassbinder: “Non conto di arrivarci”.
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Filmografia Autore più che prolifico Rainer Werner Fassbinder:
30 lungometraggi, 3 cortometraggi, 2 film e 2 serial televisivi , 5
riprese di spettacoli teatrali. Senza contare lavori drammaturgici e
radiofonici. Regista, produttore, drammaturgo, attore, montatore (spesso
sotto lo pseudonimo di Franz Walsch) e il tutto in soli tredici anni di
attività. Ci limitiamo qui a segnalare i lavori strettamente
cinematografici (i 35 mm) del regista
a partire dal primo lungometraggio realizzato: 1969 – L’amore è più freddo della morte
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…L’amore
costa fatica… “Ogni volta che due persone si incontrano e
stabiliscono una relazione si tratta di vedere chi domina l’altro (…)
La gente non ha imparato ad amare (…) L’uomo è educato in modo tale
che ha bisogno d’amore in qualsiasi situazione. Ma non c’è nulla
nella sua educazione che impedisca a chi è più forte in amore di
sfruttare l’amore del più debole. In altre parole, è più facile farsi
amare che amare.” “L’amore costa fatica, proprio vero (…) Sognare
un amore vero è proprio un bel sogno, ma le stanze hanno sempre quattro
pareti, le strade sono quasi tutte asfaltate e per respirare c’è
bisogno d’ossigeno.” Queste sono le parole di Fassbinder interrogato sul
tema dell’amore. Il cineasta tedesco è stato sicuramente uno degli
autori più attenti alla dinamica di coppia, alle relazioni
interpersonali, vuoi amorose vuoi famigliari o di amicizia. Con lo stesso
coltello, la stessa mano con cui ha aperto il suo cuore palpitante di
artista, Fassbinder ha sezionato le ambiguità, le verità, la gioia e il
dolore delle donne, degli uomini che amano. E quelle quattro pareti si
sono tinte di sangue e lacrime. Il cineasta ha creato terribili giochi di
interno, un esercizio di soffocamento scenico a cui sottoporre i
personaggi ma anche gli spettatori. Il suo cinema melodrammatico (per il
regista qualsiasi storia di vita che abbia a che fare con qualcosa di
simile ad una relazione è melodramma) si svolge e avvolge spesso tra le
mura di una stanza, in camere, in case, in luoghi chiusi dove la storia
raccontata implode e si consuma. Dove l’amore è lo strumento migliore e
più efficace di oppressione sociale. Dove soffrire e far soffrire sembra
la condizione stessa dell’amore. Ma non si tenti semplicisticamente di definire
Fassbinder, la sua opera, come pessimista e cinica. E’ vero che i suoi
finali sono dolorosamente tragici e le morti mai gratificanti e mai
catartiche per chi guarda (ma mai comunque sterili e sadici
autocompiacimenti, c’è sempre
da parte dell’autore una partecipazione alla sofferenza) ma
l’obiettivo dichiarato è quello di esagerare, estremizzare la vicenda e
le emozioni per spingere lo spettatore a ragionare, a compredere, per
mostrare alla gente come le cose possano funzionare. Se sullo schermo
l’autore mostra come le cose peggiorano, lo scopo è quello di avvertire
che così andranno le cose se non si cambia la propria esistenza, se non
si riconosce la propria utopia personale. “Io voglio dare allo spettatore le emozioni
insieme con la possibilità di riflettere e di analizzare ciò che
sente.” Il
cineclub Kamikazen desidera invitare, a vent’anni dalla morte del
regista, i suoi affezionati spettatori a sedersi, ad emozionarsi e a
ragionare di fronte a questa breve rassegna dedicata a Fassbinder, che si
apre proprio con un omaggio. Il film di François Ozon tratto dall’opera
teatrale di Fassbinder “Tropfen auf heisse Steine”. |
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