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Rainer Werner Fassbinder

Biografia

Il 31 maggio 1946 nasce a Bad Worishofen Rainer Werner Fassbinder. 
Il matrimonio dei genitori è infelice e ben presto i due si separano. L’episodio segna molto l’infanzia del piccolo. Rainer, per grossi problemi disciplinari, frequenta disordinatamente più scuole e con risultati disastrosi. Non gli interessa altro che passare le sue giornate a vedere film di ogni tipo. Nel 1965 prova ad iscriversi alla Scuola di cinema di Berlino, ma la sua domanda viene respinta.  Per sopravvivere fa i più disparati mestieri. Si iscrive ad una scuola di recitazione ed è qui che conosce Hanna Schygulla (attrice che diventerà icona del suo cinema e del nuovo cinema tedesco, oltre che amica preziosa), gira il primo cortometraggio. Nel 1967 entra a far parte del gruppo teatrale off  “Action-Theater” che viene sciolto dalla polizia l’anno succesivo per presunte “attività illegali”. Fassbinder fonda allora assieme a Schygulla, Raab, Raben (amici e collaboratori per tutta la vita) l’“Antiteater”, di cui è leader come regista e drammaturgo. Questo gruppo e le persone che vi gireranno attorno saranno la base di tutto il suo lavoro futuro. Nel 1969 gira il primo lungometraggio, L’amore è più freddo della morte. Nel 1970 si sposa con l’attrice Ingrid Caven (si separeranno appena un anno dopo). Fassbinder è instancabile e continua a lavorare incessantemente tra teatro, video, cinema. E per il suo cinema è fondamentale l’incontro con il regista americano Douglas Sirk, che il cineasta conosce in Svizzera nel 1971. Stesso anno di fondazione della sua casa di produzione Tango film. Escono nei primi anni ’70 i film: Attenzione alla puttana santa, Il mercante delle quattro stagioni, Le lacrime amare di Petra von Kant... Del 1972 è il suo primo lavoro per la televisione Otto ore non sono un giorno. Nel 1974 esce quello che è il film più di successo (battuti i record di incassi in Germania) tratto dal libro di Fontane, Effi Briest. Diventa direttore del Theater am Turn di Francoforte, ma poi per uno scandalo viene sostituito, continua a girare e recitare giostrandosi tra tv e cinema. Nessuna festa per la morte del cane di satana, Roulette cinese, Despair, Il matrimonio di Maria Braun, partecipa al film collettivo Germania in autunno. Siamo nel 1978, un anno con tredici lune: l’amante di Fassbinder, Armin Meier si suicida. Il regista si ispira alla sua personale tragedia e filma  Un anno con tredici lune, dedicandolo all’amico. Gira La terza generazione, Lili Marleen. Nel 1980 la tv trasmette il suo serial più famoso: Berlin Alexanderplatz. Nel 1982 vince il festival di Berlino con  Veronika Voss ed esce postumo Querelle tratto dal libro di Genet che fa nascere polemiche aspre in tutta Europa. Ma Fassbinder è già lontano…

“Come immagina la sua vecchiaia?” chiedeva un questionario compilato da una classe di studenti nel 1979-80. La risposta di Fassbinder:

“Non conto di arrivarci”.

Rainer Werner viene trovato morto a soli 36 anni, nella sua casa di Monaco, il 10 giugno 1982. Overdose di eroina. 

 

Filmografia

Autore più che prolifico Rainer Werner Fassbinder: 30 lungometraggi, 3 cortometraggi, 2 film e 2 serial televisivi , 5 riprese di spettacoli teatrali. Senza contare lavori drammaturgici e radiofonici. Regista, produttore, drammaturgo, attore, montatore (spesso sotto lo pseudonimo di Franz Walsch) e il tutto in soli tredici anni di attività.

Ci limitiamo qui a segnalare i lavori strettamente cinematografici (i 35 mm) del regista  a partire dal primo lungometraggio realizzato:

1969 – L’amore è più freddo della morte
1969 – Katzelmacher (Il Terrone)
1969 – Dei della peste
1969 – Perché il signor K. È colto da follia improvvisa?
1970 – Whity
1970 – Il soldato americano
1970 – Attenzione alla puttana santa
1971 – Il mercante delle quattro stagioni
1972 – Le lacrime amare di Petra von Kant
1972 – Selvaggina di passo
1973 – La paura mangia l’anima
1973 – Martha
1974 - Effi Briest
!974 – Il diritto del più forte
1975 – Il viaggio in cielo di mamma Kuster
1976 – Nessuna festa per la morte del cane di Satana
1976 – Roulette cinese
1977 – Despair
1978 –
episodio in  Germania in autunno
1978 – Il matrimonio di Maria Braun
1978 – Un anno con tredici lune
1979 – La terza generazione
1980 – Lili Marleen
1981 – Lola
1982 – Veronika Voss
1982 – Querelle

 

…L’amore costa fatica…

“Ogni volta che due persone si incontrano e stabiliscono una relazione si tratta di vedere chi domina l’altro (…) La gente non ha imparato ad amare (…) L’uomo è educato in modo tale che ha bisogno d’amore in qualsiasi situazione. Ma non c’è nulla nella sua educazione che impedisca a chi è più forte in amore di sfruttare l’amore del più debole. In altre parole, è più facile farsi amare che amare.”

“L’amore costa fatica, proprio vero (…) Sognare un amore vero è proprio un bel sogno, ma le stanze hanno sempre quattro pareti, le strade sono quasi tutte asfaltate e per respirare c’è bisogno d’ossigeno.”

Queste sono le parole di Fassbinder interrogato sul tema dell’amore. Il cineasta tedesco è stato sicuramente uno degli autori più attenti alla dinamica di coppia, alle relazioni interpersonali, vuoi amorose vuoi famigliari o di amicizia. Con lo stesso coltello, la stessa mano con cui ha aperto il suo cuore palpitante di artista, Fassbinder ha sezionato le ambiguità, le verità, la gioia e il dolore delle donne, degli uomini che amano. E quelle quattro pareti si sono tinte di sangue e lacrime. Il cineasta ha creato terribili giochi di interno, un esercizio di soffocamento scenico a cui sottoporre i personaggi ma anche gli spettatori. Il suo cinema melodrammatico (per il regista qualsiasi storia di vita che abbia a che fare con qualcosa di simile ad una relazione è melodramma) si svolge e avvolge spesso tra le mura di una stanza, in camere, in case, in luoghi chiusi dove la storia raccontata implode e si consuma. Dove l’amore è lo strumento migliore e più efficace di oppressione sociale. Dove soffrire e far soffrire sembra la condizione stessa dell’amore.

Ma non si tenti semplicisticamente di definire Fassbinder, la sua opera, come pessimista e cinica. E’ vero che i suoi finali sono dolorosamente tragici e le morti mai gratificanti e mai catartiche per chi guarda (ma mai comunque sterili e sadici autocompiacimenti, c’è  sempre da parte dell’autore una partecipazione alla sofferenza) ma l’obiettivo dichiarato è quello di esagerare, estremizzare la vicenda e le emozioni per spingere lo spettatore a ragionare, a compredere, per mostrare alla gente come le cose possano funzionare. Se sullo schermo l’autore mostra come le cose peggiorano, lo scopo è quello di avvertire che così andranno le cose se non si cambia la propria esistenza, se non si riconosce la propria utopia personale.

“Io voglio dare allo spettatore le emozioni insieme con la possibilità di riflettere e di analizzare ciò che sente.”

Il cineclub Kamikazen desidera invitare, a vent’anni dalla morte del regista, i suoi affezionati spettatori a sedersi, ad emozionarsi e a ragionare di fronte a questa breve rassegna dedicata a Fassbinder, che si apre proprio con un omaggio. Il film di François Ozon tratto dall’opera teatrale di Fassbinder “Tropfen auf heisse Steine”.

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